Vallo Adriano. Terzo giorno

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La tappa odierna ci ha visto marciare da Twice Brewed a Gilsland. Nota di colore: TB si chiama così perché pare che, durante la Guerra delle Due Rose, un manipolo di York fermatisi alla Twice Brewed Inn abbia chiesto una doppia spilla di birra perché la prima, da sola, non infondeva la consueta forza.

Anche oggi siamo partiti in salita, raggiungendo il punto più alto dell’intero percorso. Sono sempre solo 350 m, ma a gamba fredda, insomma… il paesaggio presenta le consuete ondulazioni, piacevolissime a vedersi in fotografia, alquanto faticose da percorrere, su e giù, up and down… eppure la serenità che il cammino in questo verdissimo scenario, morbido, privo di qualunque asperità, senza barriere (montagne, edifici, conglomerati urbani), nulla cioè che impedisca all’occhio di correre libero, ecco questo ritmico andare, camminando, meglio se con le racchette, guardandosi attorno, infonde una serenità quale non ho mai provato. E già solo questo è valso il viaggio.

Poi ci sono le immancabili note di colore. Tra queste, il nostro ospite di Gilsland. Le istruzioni della nostra organizzazione ci suggeriscono di chiamarlo quando riteniamo di essere quasi arrivati: il b&b è fuori paese e ci deve venire a prelevare. Così facciamo e si presenta un tipo bislacco. Mi dice come si chiama ma non capisco: in Northumberland parlano qualcosa di molto simile all’alto valiriano… ci viene a prendere con un suv della Volvo che reca l’immagine di un edificio bellissimo da entrambe le parti. Giunti a destino scopriamo che l’edificio è il nostro b&b. Andando in macchina ciascuno di noi perde cinque anni di vita avendo sempre la sensazione di stare dalla parte sbagliata della carreggiata. Lui ci spiega che in realtà è quella giusta: è la nostra che è sbagliata. E certo… ci racconta anche che ha fatto per tutta la vita il camionista, che ha guidato una volta a Napoli e ha giurato di non farlo mai più. Siamo solidali con lui. Per cena riprende la macchina e ci accompagna al pub, ci presenta e ci affida alle cure del personale. Mangiamo come sempre benissimo, lo chiamiamo e ci viene a riprendere. In auto mi tolgo una curiosità e gli domando dove vadano a dormire le centinaia di pecore che vedo. La risposta è “da nessuna parte”: stanno esposte alle quattro stagioni perché tanto sono abituate… Dalla finestra della mia stanza vedo un’enorme maschera di Pulcinella semisepolta nell’erba, accanto a una fioriera. Che sia un retaggio di quell’unica esperienza napoletana? Ho pronta un’altra bella domanda per domani per il nostro bizzarro padrone di casa.

Animula, vagula, blandula…

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